NON E’ AMORE

24/11/2018 ~ * LA_FARFALLA *

Non è Amore se ti fa male.

Non è Amore se ti controlla.

Non è Amore se ti fa paura essere quello che sei.

Non è Amore se ti picchia.

Non è Amore se ti umilia.

Non è Amore se ti proibisce di indossare i vestiti che ti piacciono.

Non è Amore se ti fa dubitare della tua intelligenza.

Non è Amore se non rispetta la tua volontà.

Non è Amore se dubiti della sua parola.

Non è Amore se non si confida con te.

Non è Amore se ti impedisce di studiare o di lavorare e di realizzarti.

Non è Amore se ti tradisce.

Non è Amore se ti chiama stupida e pazza, troia, puttana e ti svergogna in pubblico.

Non è Amore se piangi più di quanto sorridi.

Non è Amore se colpisce i tuoi figli.

Non è Amore se colpisce i tuoi animali.

Non è Amore se mente costantemente.

Non è Amore se ti sminuisce, se ti confronta, se ti fa sentire piccola, inutile, sciocca, brutta.

NON è Amore…è ABUSO!!!

e tu meriti l’Amore.

Molto Amore.

C’è Vita fuori da una relazione di abusi …

Fidati…

Scappa

Denuncia

❤

Isabeau… 

25 Novembre

Giornata Internazionale

contro la Violenza sulle Donne

DENUNCIATE SEMPRE QUANDO VENITE PICCHIATE, CHI ALZA LE MANI NON SMETTE, ALLA PRIMA OCCASIONE LO RIFARA’, NON CEDETE MAI ALLA RICHIESTA POI DELL’ULTIMO INCONTRO, DELL’ULTIMO BACIO, O DELL’ULTIMO CHIARIMENTO….PERCHE’ SARA’ DAVVERO L’ULTIMO IN TUTTI I SENSI PER VOI!

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11 pensieri su “NON E’ AMORE

    • Hai ragione…ma gli altri purtroppo possono arrivare fino a un certo punto, l’ultimo esempio è quello di questi giorni di quella donna poco più quarantenne che dopo anni di abusi ha avuto il coraggio di denunciare il marito, si è rivolta al centro antiviolenza in cui stava, ma il giorno prima dell’udienza si è suicidata…..se si lascia passare tanto tempo subendo si diventa succubi e la propria volontà viene annientata!

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  1. Ciao Silvia.. La cosa brutta, davvero brutta fra le tante cose brutte rappresentata dalla violenza contro le donne, e’ la paura di denunciare, anzi spesso e’ una vera ripulsa, che mi ricorda in qualche modo la “famosa” sindrome di Stoccolma, per cui un rapito diventa dipendente del rapitore, o addirittura carnefice. La sindrome di stoccolma, infatti, e’ quella condizione di forte dipendenza psicologica in vittime di rapimenti, prolugata prigionia e violenza sai psicologica che fisica. Puo’ succedere infatti che chi e’ maltrattato prova anche sentimenti quasi di affetto nei rigaurdi del violentatore o carceriere. Sottomissione e persino amore verso il “carnefice”- non mi viene adesso altro termine. A Stoccolma, nel 1973 furono presi in ostaggio degli impiegati di una banca, dove un evaso poco prima attuo’ una rapina. Gli ostaggi furono tenuti prigionieri per alcuni giorni, e successe che questi cominciarono a provare “comprensione” addirittura simpatia piu’ per i rapitori che per la polizia.

    La dipendenza che si era creata era tanta che un ostaggio, minacciato di essere sparato ad una camba, ringrazio’ il tizio perche’ voloeva sooolo sparagli alla gamba, non a lui. Tempo dopo la loro liberazione, questi ostaggi, alcuni uomini e una donna (mi sembra), andarono a trovare i carcerieri in prigione. Un gruppo di psichiatri svedesi – mi sembra…- che studio’ questo strano caso, conio’ il termine “sindrome di stoccolma”, diventato un termine da manuale. Questo puo’ accadere, anzi penso che accada spesso, anche alla donna maltrattata in famiglia. A questo punto mi viene in mente la canzone “grande grande grande” di Mina, che in modo velato parla dell’amore per un uomo violento: “sei l’uomo piu’ egoista e prepotente che abbia conosciuto mai…”e’ guerra tutti i giorni, sono viva sono come piace a te.ti odio poi ti amo, poi ti odio poi ti amo…”..in un attimo tu, sei grande…” eccetera. (“dai cara, non ti picchio piu’, te lo prometto, croce sul cuore…saro’ un tenerone, vedrai…..”- E lei che gli crede, tace e resta con lui, costi quel che costi.

    Fatte chiaraemnte le dovute differenze, questa specie di “transfert” (ho preso questo termine dalla psicoanalisi, “sentirsi protetti dall’altro “forte”; il terapeuta o…il marito, si’…) e’ purtroppo frequente. Questo e’ un fattore. C’e anche quel che puo’ essere considerato una sorta di “ricatto economico” (“bella mia, se te ne vai di qui fai la fame eh?”); questo vale per la donna dipendente economicamente dal compagno, o marito. Poi c’e un’altro tipo di ricatto, “se mi denunci ti faccio di peggio- ti fccio ammazzare, sfregiare eccetera…..”. Poi la sfiducia, quante donne hanno deonuciato alle forze dell’ordine anche quattro o cinque volte e sono state comunque uccise? Per questi (ed altri motivi, non sono in grado di considerarli tutti…), una ragazza dice “sono caduta mentre lavavo”, “mi sono ustionata mentre stiravo”. Alla faccia…. / Ciao, buona serata.

    Marghian

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    • Purtroppo è proprio così, questo succede quando si resta troppo in quella situazione, la propria volontà viene annullata, così come l’autostima, ci si convince di non valere niente senza il partner e di non poter andare avanti da sole e così si subisce e si resta

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      • “..la propria volontà viene annullata, così come l’autostima, ci si convince di non valere niente senza il partner…”. Si’, Silvia, e’ vero anche questo. Si insinua nella mente della “vittima” anche il condizionamentodel “senza di me non vali niente”, indotto sia palesemente con continue parole di questo tipo, sia dalla situazione che perdura di dipendenza e sudditanza; sudditanza che la persona “dominante” incute sul “soggetto debole”, cioe’ considerato tale, trattato come tale e che si sente tale in un circolo che si alimenta sempre piu’. Vale anche per dinamiche di altre situazioni (padre – o madre – violenti), condizione di schiavitu’ e sfruttamento, insomma, una piaga che si manifesta nei rapporti umaniforzosi e non equilibrati. Ciao 🙂

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